Quando Ronald Reagan vinse le elezioni del 1980, tutti sapevano che la sua Amministrazione non sarebbe stata con le mani in mano: il nuovo Presidente aveva vinto le elezioni contro uno screditato Carter con un messaggio molto conservatore, promettendo di portare avanti una Rivoluzione Conservatrice che avrebbe aggredito alla giugulare tutti i tradizionali programmi di punta dei Democratici. Tagli alla spesa pubblica, riduzione dei benefici della Great Society di Johnson, sviluppo dell’economia della domanda basata sull’avveniristica (per il tempo) curva di Laffer, che metteva in discussione i paradigmi keynesiani dominanti fino ad allora osando sostenere un messaggio semplice, ma rivoluzionario: che tagliare le tasse avrebbe aiutato la crescita. Appena appoggiate le valigie sulla soglia della Casa Bianca, Reagan partì a vele spiegate per attuare il suo programma radicale, con l’obiettivo finale di cambiare la mentalità politica stessa di Washington.

In questo suo progetto si scontrò fin da subito con il Congresso a maggioranza Democratica. Quei primi mesi del 1981 passarono alla storia come uno dei momenti di maggiore conflittualità in tutta la storia politica statunitense recente: i Repubblicani, galvanizzati dalla vittoria, attaccavano su tutto, e i Democratici rispondevano con altrettanta aggressività. Anche nella società civile la tensione scorreva a fiumi contro il nuovo, attivissimo Presidente: 700.000 persone si riunirono a Central Park, New York, per protestare contro il suo progetto di posizionare nuove armi nucleari in Europa; addirittura, la Presidentessa della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), un’associazione per i diritti civili, salutò il Presidente, ospite alla convention nazionale del gruppo, accusando con forti toni biblici i suoi tagli alla spesa di essere responsabili di “guerra, pestilenza, carestia e morte”. Il dibattito nel Paese era acceso su tutti gli argomenti fondamentali della politica nazionale, mettendo a confronto due modi totalmente opposti di vedere il mondo: le tasse, la responsabilità individuale, il ruolo dello Stato nell’economia, l’aborto, il ruolo degli USA nel mondo e…. il ketchup.

Avete capito bene. Il KETCHUP.

In effetti, la tanto famosa salsa al pomodoro fu protagonista di uno dei casi più incendiari del periodo. Ma andiamo con ordine: tutto cominciò nel 1981 con il celeberrimo piano di Reagan per ridurre il deficit dello Stato. Tale piano proponeva un ambizioso piano di tagli alla spesa pubblica di 57 miliardi di dollari, e passò al Congresso. All’interno della legge approvata al Congresso c’era però una clausola particolare, non prevista nel piano originale di Reagan: il nuovo piano prevedeva che sarebbe stato tagliato un miliardo di dollari al bilancio previsto per finanziare le mense scolastiche e assegnava all’USDA, il Ministero dell’Agricoltura Statunitense, il compito di realizzare un menù a più basso costo che però mantenesse i valori nutrizionali previsti.

A questo punto, il Segretario dell’Agricoltura ebbe un’idea geniale: perché non inserire il ketchup nella lista delle verdure? Dopotutto è fatto con i pomodori. E i pomodori sono una verdura! Questa scelta avrebbe permesso allo Stato di risparmiare sui menù sostituendo alle verdure classiche, che hanno il vizio di costare troppo, il ketchup, mantenendo quindi inalterato l’apporto quotidiano di vegetali senza spendere una fortuna. Insomma, geniale! Così, il 3 settembre la USDA emanò le nuove direttive per le mense scolastiche, in cui il ketchup veniva premiato al rango di vegetale: i nuovi menù dovevano essere composti da ingredienti come carne, latte, pane e due porzioni di frutta e verdura. Ebbene, per la gioia dei bambini, ora una porzione della fantastica salsa rossa poteva tranquillamente sostituire un contorno di insalata verde. Tutto questo con l’appoggio di Reagan stesso.

Ovviamente, questa decisione destò subito un certo scalpore. I nutrizionisti in tutto il Paese, appoggiati dai Democratici, organizzarono proteste in tutto il Paese. Un gruppo di attivisti realizzò persino una serie di foto in cui si ritraevano mentre banchettavano con i miseri piatti permessi dalla nuova direttiva. Il famoso settimanale Newsweek dal canto suo uscì con una copertina significativa, raffigurante una bottiglia di ketchup con accanto la scritta “Ora è una verdura”. Persino all’interno dello stesso partito Repubblicano qualcuno si premurò di avvisare Reagan che aveva fatto una sciocchezza: il Senatore John Heinz, erede della storica azienda di produttori di ketchup (non uno a caso, insomma) disse che “il ketchup è un condimento. Questa è una delle regole più stupide che abbia mai sentito, e immagino di non dover aggiungere che io ne so qualcosa di ketchup – o almeno ne sapevo una volta”.

Di fronte a questa mole di proteste, l’Amministrazione rinsavì e decise di abbandonare il progetto. Il Segretario all’Agricoltura, responsabile dell’idea geniale, fu costretto a dimettersi, e tutto ritorno come prima, con Democratici e Repubblicani che si scannavano su questioni politiche pressanti. Ma la storia di quando il ketchup divenne una verdura rimane da allora nella memoria di tutti i cittadini americani, e ogni tanto ritorna a ricordare loro i limiti della natura e dell’intelligenza umana.


Fresco laureato alla laurea Specialistica in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con una tesi sullo sviluppo della polarizzazione nella politica USA. Scrivo su Sconfinare dal primo anno, ora ne sono anche direttore. Ancora non so cosa farò da grande; per ora scrivo. D'America soprattutto.

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